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I Giudizi non richiesti: diamoci un taglio

Anche l’ultima settimana di novembre è arrivata; sono stata assente sì, ero impegnata nel fare di tutto per costruire il mio futuro. Non è cosa semplice!

In questi giorni nel mio vivere quotidiano mi sono soffermata a pensare ai giudizi, o meglio, ai giudizi ed ai pareri non richiesti. O, ancora meglio, ai giudizi ed ai pareri non richiesti che provengono da coloro che di te conoscono poco o nulla; coloro che si basano su quello che vedono. Almeno portassero gli occhiali da vista..

Quanto è facile giudicare? Lo dico anche per me stessa, sia chiaro; viviamo in una società in cui l’atto del giudicare qualcuno per l’aspetto fisico, per l’outfit, per un’idea, per una scelta, per uno stile di vita e così via, è cosa comune e, oserei dire, spontanea. Ciò che è più grave, forse, è il nostro atteggiamento verso il giudizio; quanti di noi riescono a vivere fregandosene totalmente del giudizio altrui? Ditemi il vostro segreto!

E’ un argomento che mi tocca molto: nata e cresciuta in una città piccola i cui cittadini sono dotati, in media, di una mentalità molto chiusa; il mio voler evadere da qui sembra solo un sogno inesaudibile in quanto, a vedermi, sono una giovane bionda un po’ introversa che cerca la sua strada a ventotto anni. Quanto vorrei gridare a questa gente quanti sacrifici ho dovuto fare per arrivare a ventotto anni ed avere finalmente la possibilità di andarmene senza rendere conto a nessuno. E’ facile giudicare quando si è cresciuti in un contesto sereno, magari viziati dai genitori ben oltre la maggiore età.

E’ tanto difficile mettersi nei panni di chi si ha di fronte e utilizzare tre minuti per ragionare? Forse sì. Vorrei che l’atto del giudicare sempre tutto e tutti fosse più demonizzato; è giusto che ognuno viva come vuole, ami chi vuole, faccia quello che vuole nella vita. Questi giudizi sono così importanti per noi? Ci servono a qualcosa? Sono costruttivi? Direi di No. Spero non risulti come uno sfogo, anche se forse lo è. Mi guardo intorno e vedo me stessa evitare alcuni argomenti in presenza di certe persone poco aperte mentalmente; vedo il mio migliore amico gay di venticinque anni laurearsi e avere paura di stampare la tesi lilla perché la sua famiglia non capisce il suo mondo e lo giudica; vedo la mia mamma di sessantasette anni che, se pur giovanile, si vergogna a vestirsi in un certo modo. Esempi più o meno banali, forse, ma il succo è sempre lo stesso. Qual è il problema in questo mondo? L’essere umano o la società sbagliata che l’essere umano ha costruito? Sbagliata certo, ma che si può sempre aggiustare; basta volerlo.

Questa riflessione la dedico a me, che tendo a commentare gli outfit di chi è vestito male per strada perché sono una pazza fissata con la moda, ma anche a voi; sperando che insieme ci si possa sforzare per toglierci e far togliere altri altri questa abitudine a dare un giudizio non richiesto.

A.S.

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”Auf eine Lampe”- Ognuno brilla di luce propria

Il focus della riflessione di oggi è qualcosa di vicino a giovani, ma non solo; forse è una di quelle cose in grado di far parte della vita di chiunque, ad ogni età. Mi riferisco all’autostima, o meglio, alla bassa autostima, al bisogno di sentirsi accettati e apprezzati da chiunque. Personalmente, in età adolescenziale, periodo critico per molti, ho vissuto profondamente questa sensazione di inadeguatezza. Negli anni ho lavorato molto su me stessa, giorno dopo giorno, per migliorarmi ai miei occhi , sentirmi bene e smettere di essere io la prima a giudicarmi.
Non sono un’esperta, una psicologa o professionista, ma sono una fan del pensiero positivo, della positività come stile di vita, anche intesa come obiettivo a cui tendere un po’ alla volta nel nostro quotidiano. Per questo ho deciso di infondervi un messaggio positivo attraverso una poesia che ho studiato all’università e che mi è rimasta impressa per il significato che io ho percepito, al di là di ciò che l’autore voleva effettivamente trasmettere. La letteratura, secondo la mia personale visione di essa, ha il dono di risultare sempre attuale. Un qualsiasi romanzo scritto in un passato lontano avrà sempre un legame con i giorni nostri; i sentimenti, le riflessioni, i temi trattati sono esattamente i medesimi che ritroviamo nel mondo moderno. D’altronde la dissipazione dell’essere umano, la volontà di emanciparsi della donna, il bisogno di evadere dal lavoro impiegatizio suonano molto familiari. Che dite? Senza contare quanto la vita privata di un autore influisca inevitabilmente sul suo operato; troviamo per esempio sensazioni di malinconia, tristezza, depressione e angoscia, anch’esse familiari al nostro mondo.

Auf eine Lampe

Noch unverrückt, o schöne Lampe, schmückest du,
An leichten Ketten zierlich aufgehangen hier,
Die Decke des nun fast vergessnen Lustgemachs.
Auf deiner weissen Marmorschale, deren Rand
Der Efeukranz von goldengrünem Erz umflicht,
Schlingt fröhlich eine Kinderschar den Ringelreihn.
Wie reizend alles! lachend, und ein sanfter Geist
Des Ernstes doch ergossen um die ganze Form –
Ein Kunstgebild der echten Art. Wer achtet sein?
Was aber schön ist, selig scheint es in ihm selbst.

Traduzione

Non ancora rimossa, o bella lampada, tu adorni,
a catenelle qui graziosamente appesa,
la volta dell’elegante sala
quasi oramai dimenticata.
Sopra l’incavo del tuo marmo bianco,
che intreccia ai bordi la corona
d’edera verde e dorata nel metallo,
lieti puttini a schiera fanno il girotondo.
Che fascino per tutto! ridente e un mite spirito
però di serietà profuso in questa forma.-
Un manufatto schietto d’arte. Chi lo cura?
Ma quel ch’è bello, beato appare in sé.

Prima di condividere con voi la mia riflessione vorrei darvi una base per comprendere il testo: autore, periodo storico e informazioni generali. Auf eine Lampe, datata 1846, è stata scritta dal tedesco Eduard Mörike, esponente Biedermeier – movimento artistico letterario dal quale si sviluppa la propensione verso il privato, il piccolo mondo. Noterete, infatti, che vi è quasi una mera descrizione di una stanza; o meglio, di un lampadario abbandonato. Questa immagine semplice di un oggetto quotidiano, ai nostri occhi semi invisibile per quanto scontato, nasconde un significato ben preciso: la lampada non è altro che l’arte e davanti all’indifferenza dell’uomo essa risponde sempre con fascino e maestosità, perché l’arte è senza tempo e la sua bellezza è tale da non aver bisogno di essere guardata.

Fin dalla prima lettura questa poesia mi ha fatto pensare; ho trasferito il suo messaggio nel mondo di oggi, nella vita dell’uomo moderno. Tutti noi abbiamo avuto a che fare con la paura del giudizio, con il bisogno di sentirsi accettati, di ricevere complimenti e apprezzamenti per sentirsi parte di un gruppo. Mörike ci insegna che non c’è motivo di far dipendere la nostra autostima da un’influenza esterna: die Lampe, maestosa, silenziosa, umile, è lì; nessuno la nota, eppure lei risplende, non ha bisogno di essere guardata, brilla di luce propria e non riflessa. Questo è l’insegnamento, a mio modo di vedere e percepire la poesia, che ognuno di noi deve fare proprio. La vita è un viaggio complicato, avvengono incontri piacevoli e meno piacevoli; si scopre la bellezza del mondo che ci circonda e dei suoi angoli bui, dove si nascondono le figure negative, che cercano di oscurarvi. E’ nel momento più difficile che dovrete ricordarvi e ripetervi queste paroline: niente può oscurarmi. Tre anni fa ho impresso sulla mia pelle ”inside me”; tra i vari motivi c’era anche la voglia di ricordare a me stessa che non tutto dipende dal caso o dagli altri. Molto dipende da noi stessi, dal nostro approccio rispetto alla vita; è vero, il mondo lì fuori è brutto ma siamo noi a scegliere come affrontarlo.

A.S.

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Donare i capelli

Il 18 ottobre 2021 ci ho dato un taglio.
Ho sempre avuto lunghi capelli biondi, fin da bambina. A ventisette anni ho detto Basta. Arriva sempre nel nostro percorso di crescita, anche più volte, in età diverse, la necessità di cambiare qualcosa. Fa parte dell’essere umano cambiare, scoprire, provare. Non sempre è facile ed immediato ribaltare le carte di ciò che ci circonda, così si parte dalle piccole cose. Oggi sono qui per parlarvi della Donazione di Capelli; se ne parla troppo poco e ancora troppe persone si recano dal parrucchiere e sprecano quelle ciocche così preziose per chi vive un momento di difficoltà.


Di cosa si tratta
Ogni persona ha la possibilità di donare la propria treccia ad una associazione che si occupa di fornire parrucche ai malati oncologici o che è coinvolta in progetti finalizzati a creare un ramo di donazioni che sia più ampio possibile. Non sempre le parrucche sono gratuite, alcune volte vengono semplicemente vendute ad un prezzo ridotto rispetto a quello sul mercato. Esistono moltissime associazioni, anche se la pandemia ne ha schiacciate diverse. E’ possibile cercarle anche in base alla regione di residenza; esistono, inoltre, progetti che coinvolgono direttamente i parrucchieri per aiutare i clienti a gestire la donazione facilmente.


Come si fa
Prima di tutto è fondamentale informarsi sul sito dell’associazione prescelta in merito alla lunghezza minima richiesta per la donazione; tendenzialmente si richiedono almeno 30 o 40 cm. I capelli devono essere puliti, asciutti, non trattati con piastra (di qualsiasi tipo); lasciateli naturali. Alcune associazioni accettano capelli tinti con hennè, verificate sempre sul sito di riferimento. Una volta fatta la vostra scelta e verificato i requisiti potete procedere con il taglio: in base al vostro tipo di capello valutate se tagliare un’unica treccia o se dividere la testa in sezioni, ottenendo quindi più trecce. Riponete i vostri capelli in una busta, scrivete l’indirizzo del destinatario e spedite il tutto, possibilmente tramite spedizione tracciabile o con ricevuta di ritorno. Esistono Kipoint Sda in molte città italiane se non avete molto tempo per fare la fila alla posta.


La mia esperienza
Ho scelto Tricostarc, centro specializzato nella gestione di problematiche relative alla perdita di capelli, che ha collaborato con A.T.R.I. ONLUS e Fondazione Prometeus ONLUS per lanciare iniziative volte a promuovere il diritto alla bellezza, per consapevolizzare sul tema della donazione di capelli. Tramite il Progetto Smile, nato nel 2011 grazie ad A.T.R.I. ONLUS, si ha l’opportunità di donare i propri capelli accompagnandoli con un pensiero scritto, destinato al paziente che riceverà la parrucca con i vostri capelli. Sul sito www.tricostarc.it trovate tutto ciò che c’è da sapere e che vi ho accennato in queste poche righe.
Personalmente ero molto consapevole della mia scelta e di cosa stessi facendo. Ho spedito la busta il giorno dopo aver tagliato i capelli. Non siate gelos* o trist*, che non vi venga in mente di tenervi la treccia come ricordo! Lo state facendo per chi è in difficoltà, è un gesto di altruismo che può aiutare molti, non siate egoisti. L’ufficio di spedizioni mi ha assegnato un link per tracciare la busta, in 24 ore è arrivata a destinazione.
Tra le realtà più conosciute, e che ho preso in considerazione per la mia scelta, vi segnalo anche Un Angelo per Capello, schiacciata dalla pandemia ma in lenta ripresa (dovrebbero aver riaperto le donazioni) e la Banca dei Capelli. Come vedete ho inserito i link di tutti i siti, date un’occhiata e fate una scelta consapevole per voi stessi e per gli altri.

A.S.

Welcome to my Mind

Ed eccomi qui.
Tra pochi giorni compio ventotto anni ed oggi è un altro di quei pomeriggi in cui mi fermo a pensare alla vita, al futuro, a tutti quei temi che alimentano la mia crisi interiore. Sì perché nell’utopia di un mondo che funziona ad incastri perfetti a ventisette anni già vivi da sol*, hai un lavoro stabile (magari quello dei tuoi sogni), sei sposat* e forse stai per dedicarti al primo pargolo in arrivo. No ragazz*, purtroppo la vita non funziona così. O meglio, non per tutti.

Siamo i nati del 1993 e la nostra core skill d’eccellenza è lei, l’Adattabilità, sposata con Flessibilità. Sognare e puntare in alto ormai è old fashion, il mercato ci vuole flessibili e adattabili a tutte le situazioni, altrimenti non valiamo abbastanza. Chissà poi quali sono i parametri per definire il valore di una persona. Recentemente ho partecipato ad un assessment day, di certo un termine d’effetto, peccato sia l’ennesimo strumento in stile specchio per le allodole. Mi sono presentata entusiasta e preparata, ci credevo molto. Volete sapere come è finita la giornata? Sono andata via demoralizzata e priva di ogni spirito positivo all’idea di poter essere assunta. In un prossimo articolo mi piacerebbe dedicarmi all’analisi dei colloqui di lavoro, ne ho avuti diversi nella mia vita e mi rendo conto che la situazione sta degenerando, sono certa che anche tra voi lettori vi siano infinite storie da raccontare a riguardo.

Non mi piace la direzione che sta prendendo il mondo. È per questo che da oggi apro questo blog, voglio condividere con voi, chiunque voi siate, riflessioni e pensieri. Sono sicura di non essere l’unica che passa molto tempo a pensare alla vita senza uscire mai davvero da quel loop di pensieri. Sono sicura di non essere l’unica ad avere un sogno segreto che fatica a realizzare. Sono sicura di non essere l’unica ventisettenne che vorrebbe spaccare il mondo ma le catene fanno difficoltà a spezzarsi.

Sotto i miei articoli vi invito a condividere i vostri pensieri e le vostre esperienze. Potrebbe nascerne una bella discussione; gli argomenti da trattare saranno vari ed io non vedo l’ora!


A.S.

Presentati (articolo di esempio)

Questo è un articolo di esempio, pubblicato originariamente come parte della Blogging University. Abbonati a uno dei nostri dieci programmi e inizia bene il tuo blog.

Oggi pubblicherai un articolo. Non preoccuparti di come appare il blog. Non preoccuparti se non gli hai ancora dato un nome o ti senti sopraffatto. Devi solo fare clic sul pulsante “Nuovo articolo” e dirci perché sei qui.

Perché lo fai?

  • Perché darà un nuovo contesto ai lettori. Di cosa vuoi parlare? Perché dovrebbero leggere il tuo blog?
  • Perché ti aiuterà a focalizzare le idee e cosa ti piacerebbe realizzare con il tuo blog.

L’articolo può essere breve o lungo, un’introduzione personale alla tua vita o una dichiarazione d’intenti tipica da blog, un manifesto per il futuro o un semplice schema dei tipi di cose che speri di pubblicare.

Per aiutarti a iniziare, ecco alcune domande:

  • Perché stai scrivendo su un blog pubblico, invece di tenere un diario personale?
  • Di quali argomenti pensi che scriverai?
  • Con chi ti piacerebbe connetterti tramite il blog?
  • Se il blog avrà successo nel corso del prossimo anno, quale scopo speri avrai raggiunto?

Non sei incatenato a nessuna di queste cose: uno degli aspetti meravigliosi dei blog è il modo in cui si evolvono costantemente a mano a mano che impariamo, cresciamo e interagiamo con gli altri, ma è bene sapere dove e perché hai iniziato e formulare i tuoi obiettivi potrebbe ispirarti qualche altro articolo.

Non riesci a pensare a come iniziare? Scrivi la prima cosa che ti viene in mente. Anne Lamott, autrice di un libro che amiamo sullo scrivere, dice che devi darti il permesso di scrivere una “prima bozza scadente”. Anne fa esattamente il punto: inizia a scrivere e preoccupati di modificarlo solo in un secondo momento.

Quando sei pronto per pubblicare, assegna al tuo articolo da tre a cinque tag che descrivano il focus del tuo blog: scrivere, fotografia, fiction, genitorialità, cibo, automobili, film, sport, qualsiasi cosa. I tag aiuteranno le persone che si interessano di questi argomenti a trovarti nel Lettore. Assicurati che uno dei tag sia “zerotohero”, in modo che anche altri nuovi blogger possano trovarti.